| Introduzione
L’infertilità o più
generalmente la disfertilità è l’incapacità
di concepire (riprodursi) nell’arco di un
anno di rapporti non protetti, ovviamente centrati
nei giorni opportuni del ciclo femminile. Ove l’evento
fecondante non avvenga in tale arco di tempo la
coppia deve prendere in considerazione la presenza
di problemi relativi al grado di fertilità,
poiché la maggioranza della popolazione è
in grado di realizzare l’obbiettivo nell’arco
di un anno.
Nell’uomo le ragioni della disfertilità
temporanea o permanente sono relative a disordini
ormonali, malattie generali, traumi e/o ostruzioni
delle strutture riproduttive, disfunzioni sessuali
e, sempre più spesso, processi infiammatori
prostatici e/o pelvici. Alcune di tali ragioni diventano
tanto più lunghe e difficili da trattare
e risolvere quanto più a lungo rimangono
ignorate, sottovalutate e non trattate adeguatamente.
L’incidenza della disfertilità nella
popolazione generale riguarda circa il 30% delle
coppie e circa la metà di questo problema
è dovuto a questioni genitali maschili, spesso
e soprattutto per la trascuratezza sopracitata molti
uomini rischiano di perdere definitivamente la loro
capacità fertile, ove invece il precoce riconoscimento
dei problemi, anche in soggetti molto giovani, può
riportare con le oppurtune terapie ricostitutive
alla normalità in tempi ragionevoli ed in
modo stabile.
La
produzione dello sperma
Lo sperma è costituito
dalla parte cellulare, gli spermatozoi. e dalla
parte liquida, il secreto prostato-vescicolare.
Esso pertanto dipende dall’attivita di produzione
degli spermatozoi nei tubuli seminiferi dei testicoli
e del liquido spermatico da parte della prostata
coadiuvata dalle vescicole seminali.
Nei tubuli una serie di divisioni cellulari porta
le cellule germinali a maturare verso la formazione
degli spermatozoi maturi che poi vengono rilasciati,
previa eliminazione di quelli difettosi da parte
delle componenti dell’epididimo, nel dotto
deferente che li veicola verso la prostata dove
si uniscono al liquido spermatico. La loro maturazione
forma cellule con metà del patrimonio genetico
(23 cromosomi) e richiede circa 70 giorni attraverso
6 fasi di circa 16 giorni ciascuna Ogni spermatozoo
possiede una lunga coda che gli consente di nuotare
con adeguata rapidità e di moto rettilineo
(il moto necessario per raggiungere l’uovo
e fecondarlo): l’energia è fornita
da un set di mitocondri, posti tra la testa e la
coda, che consumano fruttosio covertito in piruvato
per produrre il necessario ATP (il vero carburante
del motore).
La prostata provvede, coadiuvata dalle vescicole
seminali, a secernere il liquido necessario per
mantenere in buona salute e motilità gli
spermatozoi, a eliminare gli spermatozoi invecchiari
ovvero che siano stati rilasciati da più
di 30 ore, protegge i testicoli dalle infezione
e dagli agenti tossici. Il volume del secreto dipende
dall’idratazione generale, dalla durata e
dall’intensità dello stimolo sessuale,
dalla buona circolazione ematica pelvica, dalla
capacità secretiva della prostata.
Le due funzioni citate dipendono da diversi fattori,
tra cui l’adeguata ed equilibrata nutrizione
ed idratazione, dall’equilibrato stile di
vita (stress mantenuto a livelli minimi), dal basso
o meglio nullo introito di sostanza tossiche, dall’equilibrio
dell’asse ipotalamico-ipofisario-testicolare.
Le cause ed i fattori di rischio della disfertilità
Le principali ragioni della
disfertilità sono connesse con la produzione
dello sperma e la sua emissione. Possono sussistere
disfunzioni ormonali, malattie varie e spesso processi
infiammatori locali, alterazioni strutturali e traumi
dell’apparato genitale.
In ordine di frequenza le cause ed i fattori di rischio
sono:
- Prostatiti: il processo
infiammatorio altera la qualità del secreto prostatico e probabilmente
induce inibizione sull’attività testicolare di produzione degli
spermatozoi
- Malattie a trasmissione
sessuale: i microrganismi possono interferire con la vitalità e la
produzione degli spermatozoi, nonché con la qualità del secreto prostatico
e vescicolare, la reazione immunitaria ad essi può indurre danni alla
struttura degli spermatozoi ed alla funzione prostatico-vescicolare.
- Malattie sistemiche: febbre,
infezioni, malattie renali, alterazioni metaboliche ed immunitarie possono
alterare le due funzioni necessarie alla fertilità.
- Varicocele: l’alterazione
indotta dei flussi vascolari peritesticolari e pelvici può alterare la
capacità funzionale della prostata e dei testicoli.
- Criptorchidismo: la mancanta
discesa nello scroto dei testicoli che induce la perdita della funzione
produttiva degli spermatozoi
- Disfunzioni
ormonali: i disordini della regolazione ipotalamico-ipofisario-testicolare
altera gli equilibri necessari alla stimolazione ormonale degli organi
produttori; tali disordini possono essere dovuti a fattori endogeni e
talvolta all’azione di alcuni farmaci.
- Farmaci:
oltre quelli interferenti con la regolazione ormonale, altri farmaci hanno
azioni tossiche più o meno dirette, soprattutto nelle assunzioni a
medio-lungo periodo.
- Ejaculazione
retrograda: alcune disfunzioni motorie del collo vescicale o a seguito di
interventi su di esso, l’ejaculazione può essere riversata nella vescica
anziché avere la sua naturale espulsione all’esterno.
- Traumi
testicolari e cancro testicolare: il danno indotto altera la funzione
produttiva degli spermatozoi o la loro emissione verso il dotto deferente.
- Ostruzioni
dei dotti deferenti ed ejaculatori: microtraumi, infezioni, infiammazioni,
malformazioni, possono indurre l’occlusione dei dotti impedendo la
migrazione degli spermatozoi verso l’uretra prostatica.
- Malattie
geniche: alcune malattie a causa delle alterazioni metaboliche indotte
portano a alterazioni testicolari o delle strutture coinvolte impedendo la
produzione di spermatozoi e la loro emissione.
- Anticorpi
prodotti nella via maschile o femminile possono paralizzare gli
spermatozoi impedendo loro di nuotare verso la loro destinazione.
Tutte queste cause e fattori si possono anche combinare
tra loro soprattutto perché spesso sono trascurate
anche per anni o trattate male o in modo insufficiente,
in particolare le prostatiti nei soggetti più
giovani.
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La diagnosi
della disfertilità
La prima fase diagnostica
è la conoscenza precisa dei precedenti eventi
patologici e terapeutici sia farmacologici che chirurgici,
nonché dello stile nutrizionale e comportamentale
dell’uomo. Ciò perché diversi
farmaci o alcune procedure chirurgiche o malattie
croniche o traumi (in particolare quelli pelvici)
o l’uoso di droghe di vario tipo (anche le
cosidette leggere) o il fumo e l’alcool eccessivi
possono alterare la produzione dello sperma nelle
sue componenti.
La seconda fase diagnostica
è la verifica attenta delle componenti genitali,
in particolare la prostata ed i testicoli, il contenuto
dello scroto, nonché la valutazione di aspetti
corporei che siano segnali di disfunzioni ormonali.
La terza fase diagnostica
deve verificare la storia relativa alla funzione
riproduttiva ed in particolare il tempo della pubertà
(inizio e fase di sviluppo genitale e somatico generale),
possibili gravidanze indotte e il tempo di controllo
ejaculatorio, le precedenti malattie a trasmissione
sessuale, l’impiego di lubrificanti non idonei.
La quarta fase diagnostica
richiede le indagini strumentali per livelli successivi
di complessità.
- il
primo livello comprende:
- lo
spermiogramma – lo sperma deve essere raccolto per masturbazione,
eseguita preso il centro di analisi per evitare
alterazioni connesse con il trasporto, eseguita
dopo 2-3 giorni di astinenza ejaculatoria; l’analisi
si esegue tra i 30 ed i 60 minuti dall’ejaculazione;
in base ai più recenti criteri del WHO deve
essere determinata la concentrazione degli spermatozoi,
la percentuale degli spermatozoi integri e la
percentuale degli spermatozoi dotati di mobilità progressiva o rettilinea, la concentrazione
delle cellule infiammatorie (leucociti); sulla
base di questi valori viene calcolata la concentrazione
degli spermatozoi efficaci (integri e con mobilità
rapida progressiva o rettilinea). L’uso di specifici
analizzatori elettronici consente la migliore
determinazione sia per riduzione degli errori
sia perché la valutazione impiega parametri
strutturali e funzionali non rilevabili al microscopio
sia perché il calcolo impiega uno specifico
algoritmo statistico; per quanto la concentrazione
totale sia un dato complessivo importante perché
definisce la capacità produttiva dei testicoli
(valore minimo normale 40 milioni/ml), ai fini
della definizione della disfertilità è fondamentale
che la concentrazione degli spermatozoi efficaci
(integri - minimo 60% - e contemporaneamente
con mobilità rapida rettilinea o progressiva
- minimo 60%) sia di almeno 14 milioni/ml; la
concentrazione degli spermatozoi efficaci è
ovviamente influenzata dai tre elementi citati
di cui la concentrazione totale dipende dall’attività
testicolare, mentre le percentuali di integrità
e mobilità progressiva o rettilinea dipendono
dalle caratteristiche del secreto prostatico
e vescicolare e quindi tale esame fornisce utili
informazioni sullo stato funzionale di questi
organi; al microscopio ottico va poi determinata
la concentrazione dei leucociti (cellule infiammatorie
che devono essere assenti ma per le quali è
ancora ritenuta nei limiti una presenza massima
di 200 mila/ml) ed eventualmente di microrganismi;
ha perso di significato l’analisi delle forme
alterate poiché le alterazioni sono solo espressione
della degradazione fisiologica degli spermatozoi
che avviene dopo le 30 ore dalla loro emissione
dai testicoli e con l’arrivo nello spazio prostatico.
- l’analisi
biochimica dello sperma – il medesimo sperma raccolto
per l’esame precedente è utilizzato per l’analisi
biochimica; i parametri biochimici sono ancora
oggetto di standardizzazione (LDH, piruvato
e lattato) o revisione (fruttosio e zinco),
ma i dati più recenti che consentono di definire
la funzione prostatica (la principale nella
produzione della parte fluida dello sperma e
nel garantire spermatozoi integri) sono il dosaggio
del PSA (v.n.>100 ng/ml), la creatinina e
l’acido urico (v.n.<10 µg/ml), il pH (7≤v.n.≤8);
il volume totale (v.n.>1 ml) pur essendo
influenzato fortemente dal tempo e dalla qualità
di eccitazione, dà utili indicazioni relative
alla capacità secretiva complessiva della prostata
e allo stato di idratazione generale; i caratteri
fisici dello sperma (aspetto, colore, fluidità,
viscosità) sono valuti come indicatori complessivi
della qualità dello sperma, ma non danno dati
specifici di certa interpretazione.
- la coltura
del secreto prostatico
– la
ricerca dei vari microrganismi è fondamentale
perché eventuali infezioni possono concorrere
nel danno degli spermatozoi o nella costituzione
di un liquido spermatico di cattiva qualità
che pertanto incrementa la degradazione degli
spermatozoi.
- l’ecografia
scroto-testicolare con fase doppler – l’esame deve verificare
la morfologia e la struttura del contenuto scrotale
ed in particolare dei testicoli (didimo ed epididimo),
del funicolo spermatico soprattutto in relazione
alla struttura del plesso venoso pampiniforme
e alla presenza del doto deferente, dello spazio
peritesticolare che dovrà essere di dimensioni
minime (circa 1-2 mm); la fase doppler dovrà
valutare il flusso fluido dello spazio peritesticolare
ed i flussi arteriosi ma soprattutto venosi,
ai fini della definizione di un idrocele e/o
di un varicocele, e la verifica della presenza
di aree di ipervascolarizzazione testicolare.
- l’ecografia
prostatica transaddominale e transrettale con
fase doppler –
i due tempi dell’esame devono valutare la morfologia,
le dimensioni e la struttura della prostata
e delle vescicole seminali, dell’uretra prostatica
con le componenti dei dotti ejaculatori; la
fase doppler consente di valutare gli stati
di congestione prostatica, uretrale prostatica
e periprostatica.
- il
dosaggio nel sangue dei principali ormoni –
a questo livello diagnostico il dosaggio ha
solo valore indicativo per il secondo livello
diagnostico e deve essere considerato per FSH,
LH, Prolattina, Testosterone, DHT, T3, T4, Cortisolo.
- il
secondo livello comprende:
- il
dosaggio multiplo nel sangue dei principali
ormoni –
va sempre eseguito se sussiste il sospetto di
alterazioni dei livelli base degli ormoni e
serve a confermarle tramite la media di almeno
3 dosaggi in condizioni e giorni diversi, deve
essere considerato per FSH, LH, Prolattina,
Testosterone, DHT, T3, T4, Cortisolo.
- lo
studio dinamico dell’asse diencefalo-ipofisario-testicolare –
ove il valore basale si dimostri alterato tale
test, eseguito con gli opportuni stimoli o inibizioni
in test successivi per ogni ormone da considerare,
permette di definire la capacità di risposta
dell’asse fondamentale regolativo della produzione
spermatica; deve essere considerato per FSH,
LH, Prolattina, Testosterone, DHT.
- la
rilevazione nel sangue e nello sperma di anticorpi
specifici antispermatozoi – permette di rilevare la possibilità di patologie
autoimmuni o disimmuni che portino a morte gli
spermatozoi.
- la determinazione delle delezioni nel cromosoma Y – l’analisi permette di definire le alterazioni geniche del cromosoma che possono essere responsabili delle gravi alterazioni della spermiogenesi (OAT, oligo-azoo-terato-spermia grave – SCOS, sertoly cell only syndrome) che attualmente sono state rilevate in circa il 10% dei soggetti con tali forme di disfertilità grave.
- test
di penetrazione mucosa degli spermatozoi e di
loro integrità funzionale –
permettono di verificare la capacità degli seprmatozoi
integri e con mobilità rapida progressiva di
superare gli ostacoli chimico-meccanici nel
muco del tratto genitale femminile; è eseguibile
prelevando il muco vaginale e mescolandolo con
gli spermatozoi di un ejaculato oppure 12-24
ore dopo il coito per verificare lo stato di
spermatico dopo il suo deposito in vagina.
- il
terzo livello comprende:
- la
deferentografia – esame radiologico con mezzo di contrasto iniettato
in ciascuno dei due dotti deferenti che consente
di definire le eventuali ostruzioni dei due
dotti che impediscano il passaggio degli spermatozoi;
l’indicazione di tale esame si ha solo in caso
di azoospermia (assenza totale di spermatozoi
ripetutamente rilevata ed in assenza di altri
elementi disfunzionali.
- la
biopsia testicolare bilaterale – l’esame è eseguibile per
via transcrotale con ago o per via chirurgica,
in generale associato alla deferentografia;
la via chirurgica è meno rischiosa e più precisa
perché consente di avere a disposizione una
o più parti di tubulo seminifero completo; il
prelievo del testicolo consente di analizzare
la composizione del tubulo seminifero e la presenza
dell’intera linea germinale sino alla presenza
degli spermatozoi maturi.
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Il trattamento
della disfertilità
Il trattamento terapeutico può essere articolato
in diverse soluzioni e deve sempre prevedere le
eventuali terapie per le patologie connesse o sottostanti
di tipo organico riguardanti altri organi siano
essi genitali o di altri distretti: queste andranno
risolte o riequilibrate prima o contemporaneamente
al trattamento specifico per la disfertilità.
La scelta fondamentale comprende due atteggiamenti
diversi ed è relativa alle urgenze definite
dalla necessità temporale di riprodursi.
Il primo provvede a risolvere, quando possibile,
la ragione della disfertilità per riportare
la situazione alla normalità stabile: agirà
a livello farmacologico o chirurgico in relazione
alla/e cause determinate dagli esami effettuati.
Il secondo provvede ad attivare i percorsi di fecondazione
assistita per ottenere il risultato procreativo
indipendentemente dalla soluzione del problema;
spesso tuttavia tali procedure richiedono di essere
precedute comunque da un programma di miglioramento
della qualità dello sperma o della qualità
della produzione testicolare.
In linea di priorità si dovrebbe sempre provvedere
prima al trattamento farmacologico necessario a
risolvere le ragioni della disfertilità e
a recuperare lo stato di salute generale e genitale
e poi, nel caso impiegare le procedure di fecondazione
assistita.
Terapia immunotissulare
(SAT) – l’immunoterapia
è basata sulla somministrazione (per supposte
o talvolta per microiniezioni intradermiche della
componente Fab di anticorpi antitissulari specifici
(ottenuti da cavalli opportunamente allevati, sensibilizzati
con estratti da organi suini, i più simili
per composizione a quelli umani) che agiscono sui
tessuti bersaglio riequilibrando la funzione alterata;
lo schema di somministrazione dipende dalle cause
che inducono la disfunzione fertile così
da agire sulle diverse componenti siano esse neuroendocrine,
vascolari, prostatiche o testicolari; il trattamento
richiede generalmente almeno 3-6 mesi e le scelte
devono essere eseguite da un andrologo esperto di
tale terapia.
Terapia naturopatica
– la buona funzione fertile
è anche strettamente dipendente dalle scelte
nutrizionali e dallo stile di vita; scelte nutrizionali
errate, quali cibi troppo elaborati o trattati,
alimentazione troppo rapida e poco digeribile, carente
di frutta e verdura sono spesso alla base della
disfunzione fertile; uno stile di vita caratterizzato
dall’uso eccessivo o continuo di alcoolici,
dal fumo e dall’uso di droghe di ogni tipo
(soprattutto quelle cosidette ricreative), dallo
stress e dal sovraffaticamento o dall’eccesso
di competizione è spesso alla base della
disfunzione fertile. Entrambi possono essere coesistenti
amplificando i modesti effetti di parziali condizioni
negative. La correzione di questi due aspetti costituisce
la terapia naturopatica e il riequilibrio nutrizionale
associato alla modifica dello stile di vita spesso
è determinante per la ricostituzione della
normale funzione fertile. Tutte le altre condizioni
patologiche presenti si avvantaggeranno notevolmente
nella loro terapia da tale riequilibrio.
Il riequilibrio nutrizionale
comprende:
- mangiare
cibi freschi e completi, non trattati, di buona digeribilità e senza
eccessi, tra cui frutta (in particolare frutta rossa quali i frutti di
bosco o ricca in vitamina C) e verdura, prodotti da grano integrale, pesce
e carne, olio di oliva extravergine
- evitare
fritti e cibi troppo elaborati o trattati ed eliminare i cibi che inducono
allergie o intolleranze quando queste hanno base non curabile
- bere
molta acqua (in media 2-3 litri al giorno) così da mantenere alta la
diuresi e quasi trasparente l’urina (azione depurativa ed idratante).
L’uso
degli integratori nutrizionali può
essere utile quando l’apporto con l’alimentazione
per ragioni diverse possa essere insufficiente o carente;
il dosaggio deve essere attentamente definito dall’andrologo
o da un medico nutrizionista.
L’uso dei fitoterapici può essere utile,
ove ben selezionati ed adeguatamente preparati, per
integrare la terapia principale o per il trattamento
di consolidamento o richiamo quando sia necessario
e non sia indispensabile la terapia principale. E’
importate che i fitoterapici siano di elevata qualità
e di adeguata preparazione. La scelta e la composizione,
il dosaggio devono essere definiti dall’andrologo
o da un medico fitoterapeuta. Tra i fitoterapici principali
per la disfunzione fertile sono impiegabili il ginseng
asiatico, la damiana, la catuaba, il ginko biloba,
la muira puama, il guaranà, la maca.
L’attività
fisica generale mantiene efficiente
il sistema cardiovascolare e scheletrico-muscolare,
concorre al rilassamento ed al sonno equilibrato,
mantiene equilibrato il peso corporeo ed efficiente
la distribuzione energetica corporea.
Gli esercizi di ritonificazione
pelvica migliorano i flussi ematolinfatici
dell’area pelvica ed il tono ed il controllo
della muscolatura perineale.
L’omeopatia
con l’impiego di specifici preparati definiti
per tipo e dosi di somministrazione da un medico o
andrologo omeopata può essere utile nel trattamento
della disfunzione fertile, pur spesso richiedendo
tempi molto lunghi.
Terapia ormonale
– solo qualora siano dimostrati effettve modificazioni
dell’asse endocrino non rispondenti alle terapia
di riequilibrio (es. la SAT), si può applicare
la somministrazione di ormoni in opportuna combinazione
sia agendo sullo stimolo o inibizione a livello
diencefalo-ipofisario, sia a livello testicolare;
lo schema terapeutico deve essere attentamente seguito
dall’andrologo e sospeso non appena la reattività
abbia ritrovato il suo nuovo equilibrio funzionale.
Altre terapie farmacologiche
– talvolta lo stato infiammatorio infettivo
prostatico o testicolare richiede un percorso controllato
di terapia antibiotica con lo scopo di ridurre la
tossicità indotta dai microrganismi; questa
deve essere condotta per il minimo tempo utile ad
evitare che alla tossicità da microrgamismi
si sotituisca quella da antibiotici; trattamenti
concorrenti a ridurre le reazioni infiammatorie
o tossiche da radicali liberi, soprattutto le specie
ossidanti possono essere utili per favorire il ripristino
delle condizioni ottimali di sopravvivenza nel liquido
spermatico.
Terapia chirurgica
– I trattamenti chirurgici devono rimuovere
le condizioni di sofferenza testicolare e di pessima
circolazione, soprattutto relative al cattivo ritorno
venoso ed alla congestione scrotale; si deve provvedere
a rimuovere il varicocele di 2^ grado clinico (3^
grado ecografico) o maggiore con tecnica radicale,
si possono utilizzare tecniche meno invasive quali
la microdissezione inguinale e la scleroterapia
per il varicocele di 1^ grado clinico (1^ e 2^ ecografico);
altrettanto importante è la riduzione con
tecnica di resezione della tonaca vaginale nelle
forme di idrocele di 2^ grado clinico (3^ grado
ecografico) o superiore; in caso di ostruzioni dei
dotti deferenti e/o degli epididimi si potrà
provare ad applicare le tecniche di ricanalizzazione
microchirurgica anche se il loro successo è
moderato.
Fecondazione assistita
– quando ogni altra terapia non abbia avuto
successo in un tempo ragionevole (almeno un anno)
o le condizioni patologiche rendono impossibile
il recupero della normale fertilità, ha senso
ricorrere alle tecniche di fecondazione assistita
che, per quanto riguarda l’uomo, sono caratterizzate
dai metodi di induzione dell’ejaculazione
e dai metodi di recupero e preparazione degli spermatozoi;
il successo del recupero degli spermatozoi è
abbastanza buono, tuttavia il successo dell’intera
operazione di fecondazione assistita è abbastanza
deludente, assestandosi in media tra le diverse
tecniche intorno al 10% dei casi trattati.
Si deve comunque tenere presente che tali metodi tolgono ogni protezione naturale per possibili alterazioni geniche trasmissibili, protezione che è data proprio dalla selezione che la corsa degli spermatozoi verso l’uovo impone. La assenza di tale selezione è la ragione della bassa riuscita per differenti ragioni biologiche delle tecniche impiegate: le più gravi impediscono la formazione dello zigote, le meno gravi fanno fallire l’attecchimento e lo sviluppo dell’embrione, quelle lievi possono non dare problemi o potrebbero dare problemi nel futuro del nuovo nato. Su questo ultimo aspetto nessuno per ora può dire assolutamente nulla, ma andrebbe tenuto nella debita considerazione quando si decida di ricorrere alle tecniche di fecondazione assistita, il che implica una attenta analisi preliminare dello stato relativo alle lesioni dei cromosomi, anche quelle piccole, questione attualmente ancora difficile da definire.
I fondamentali metodi di fecondazione assistita
sono:
- l’ejaculazione
elettrostimolata
– metodo utile per produrre l’ejaculazione quando
siano presenti lesioni neurologiche, conseguenti
a patologie o a procedure chirurgiche, che impediscono
il controllo e l’efficacia del meccanismo ejaculatorio;
viene impiegato un elettrodo psto nell’intestino
retto così che il potenziale elettrico applicato
si trasferisca ai nervi dell’area pubica ed induca
l’attivazione dell’ejaculazione: lo sperma viene
poi raccolto alla sua uscita dall’uretra;poiché
la metodologia può spesso indurre l’ejaculazione
retrograda è utile l’assunzione nella giornata
precedente l’applicazione di bicarbonato di sodio
per alcalinizzare le urine consentendo la sopravvivenza
degli spermatozoi in esse.
- il
recupero degli spermatozoi – le tecniche impiegate consentono
di recuperare gli spermatozoi dai testicoli o
dagli epididimi quando una ostruzione o l’assenza
dei dotti deferenti bilaterale non consenta la
loro fuoriuscita spontanea, ma anche nel caso
di una concentrazione insufficiente di spermatozoi
efficaci sia presente nello sperma o ci sia un
quadro di azoospermia irrisolbile; si può applicare
sia la tecnica di aspirazione diretta dagli epididimi
(MESA, micro epididymal sperm aspiration)
che prevede l’incisione dello scroto così da raggiungere
uno degli epididimi o entrambi e con un ago sottile
si aspirano gli spermatozoi o la tecnica di aspirazione
con puntura percutanea (PESA, percutaneous epididymal
sperm aspiration) sino a raggiungere l’epididimo
e provvedere all’aspirazione: in entrambi i casi
si aspirano spermatozoi maturi e prevalentemente
sani, salvo stati infiammatori dell’epididimo;
alternativamente e quando dagli epididimi non
si riesce o può estrarre alcunché si può applicare
la tecncica di estrazione dai testicoli (TSE,
testicular sperm extraction) sia per via percutanea
con un ago sottile che per via chirurgica incidendo
lo scroto: in realtà è l’equivalente della biopsia
testicolare e aumenta notevolmente il grado di
spermatozoi immaturi; tutte queste procedure si
eseguono in anestesia locale, richiedono circa
30 minuti, ma producono sempre dolore e gonfiore
postprelievo; la MESA e la PESA è bene non siano
ripetute per l’alto rischio di formazione di cicatrici
ed infezioni, per cui il materiale non impiegato
è bene che sia conservato surgelato (crioconservazione)
per i tentativi successivi; la TSE purtroppo non
consente neanche la conservazione per la scarsità
del materiale estraibile.
- il
lavaggio degli spermatozoi – è una tecnica che consente,
avendo ottenuto lo sperma per via naturale o elettrostimolata,
di liberare gli seprmatozoi dai materiali del
liquido spermatico che possano renderli inefficaci
in modo da ottimizzare la prpcedura di inseminazione;
recueprato lo sperma e diluito in una apposita
soluzione di lavaggio, gli seprmatozoi vengono
separati per centrifugazione; i due passaggi possono
essere ripetuti per ottenere il miglior risultato;
il prodotto ottenuto è un concentrato di spermatozoi
puliti, meglio impiegabile per la fertilizzazzione.
- l’IVF
(in vitro fertilization) e l’ICSI (intracytoplasmic
sperm injection) – prima
si ottengonoi gli ovoli maturi al momento opportuno
dalla donna con agoaspirazione ecoguidata o per
via laparoscopica; la prima mette a diretto confronto,
in apposito contenitore ad adeguata temparatura
e con idonea soluzione uno o più ovuli maturi
con gli spermatozoi preparati come sopra, per
2-4 giorni; la seconda prevede l’iniezione diretta dello spermatozoo nell’uvulo
maturo; gli ovuli fecondati poi vengono incubati
per alcuni giorni
e qualora si costituisca l’embrione vitale, esso viene trasferito nell’utero
(ET, embryo transfer) opportunamente preparto
con i dovuti stimoli ormonali ai fini dell’attecchimento
che è e rimane la fase più delicata dell’operazione:
molto, troppo spesso tende a fallire, invalidando
tutta la fatica delle procedure adottate.
- la GIFT
(gamete intrafallopian transfer) –
ottenuti l’ovulo e gli spermatozoi con le tecniche
descritte, tutti vengono iniettati per via laparoscopica
direttamente nella tuba in cui, ove tuttofunzioni
bene, dovrebbe avvenire la fecondazione e poi
la discesa verso l’utero dell’embrione costitutosi;
la tecnica tende a rispettare maggiormente il
percorso naturale, ma anche in questo caso il
successo di fecondazione ed impanto è basso come
nelle altre tecniche.
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