Introduzione
La disfunzione erettile è l’incapacità
dell’uomo di ottenere e/o mantenere una sufficiente
erezione del pene sia per la propria che per la
necessità del/della partner nell’ambito
della gestione del rapporto sessuale. Tale fatto
può verificarsi saltuariamente e senza indurre
problemi psicologici o gestionali, ma quando si
ripete più volte e il difetto erettile diventa
più importante per qualità e/o quantità
allora si attivano le problematiche con essa connesse.
La disfunzione erettile frequente induce sia questioni
emotive che di relazione e spesso induce la riduzione
dell’autostima con un rafforzamento dei processi
disfunzionali. Le cause sono numerose e diverse
e non tutte sempre chiare o semplici da dimostrare
e quindi trattare. La disfunzione erettile peraltro
non è la conseguenza inevitabile dell’invecchiamento.
L’incidenza della disfunzione erettile è
di circa il 10% della popolazione occidentale generale,
ma arriva al 50% nell’età compresa
tra i 40 ed i 70 anni. Purtroppo la questione viene
affrontata adeguatamente solo da una piccolissima
parte degli uomini interessati in tutte le età
ed in particolare negli uomini giovani, sia per
minimizzazione che per timore o vergogna. Questo
atteggiamento porta spesso al peggioramento del
quadro complessivo che invece spesso può
essere risolto anche abbastanza facilmente, se non
sempre rapidamente, dopo la accurata diagnosi delle
cause.
L’anatomia del
pene
Il pene è costituito da una parte cilindroide,
il corpo, e da una parte conoide, il glande. La
struttura principale di entrambi è di tipo
vascolare, ovvero è una rete di vasi ampiamente
comunicanti tra loro in cui il volume di sangue
e la rigidità della guaina di rivestimento
sono le condizioni fondamentali per la costituzione
dell’erezione. Il corpo presenta due cilindri
laterali, i corpi cavernosi, avvolti da una guaina
di tessuto fibroso poco elastico, la tunica albuginea,
e un cilindro mediano ventrale, il corpo spongioso,
in cui trova posto l’uretra peniena o spongiosa.
I corpi cavernosi sono gli elementi erettili, l’uretra
è il canale per l’emissione dell’urina,
pertanto connesso alla vescica, e dello sperma,
pertanto connesso ai dotti ejaculatori che raccolgono
lo sperma dalla prostata, dalle vescicole seminali
e dai testicoli. Il glande costituisce la parte
terminale del pene, utile per la sua forma a favorire
la penetrazione, con al suo vertice l’apertura
uretrale, il meato che serve per l’emissione
all’esterno dell’urina (minzione) e
dello sperma (eiaculazione). La cute, con caratteri
di elevata elasticità, riveste tutto il corpo
al terzo distale (quasi al glande) si ripiega formando
il prepuzio che ricopre più o meno completamente
il glande e al cui vertice è connesso ventralmente
dal frenulo o filetto.
La fisiologia dell’erezione
Il processo erettile inizia nel cervello e coinvolge
sia il sistema nervoso che quello vascolare. I neurotrasmettitori
(le molecole che consentono alle componenti del
sistema nervoso di comunicare tra loro e con le
cellule dei tessuti di destinazione degli impulsi)
vengono emessi lungo i circuiti di attivazione e
disattivazione della risposta erettile del pene;
in relazione a quale delle due attività domina,
si attiverà o disattiverà il processo
erettile. Gli stimoli fisici e psicologici convergono
così sul circuito che deve attivare l’incremento
di afflusso di sangue (parte arteriosa) al pene
e che deve decrementare il deflusso (parte venosa)
dal pene. Le due arterie peniene portano il sangue
ai due corpi cavernosi, mentre l’arteria spongiosa
lo porta al glande, cosicché l’aumento
di quantità ingorga la rete vascolare dei
corpi cavernosi e del glande gonfiandoli: la rigidità
è dovuta al delicato equilibrio che si realizza
tra la pressione aumentata nella rete vascolare
e la rigidità elastica della tonaca albuginea
che la riveste. La pressione viene anche sostenuta
dalla chiusura parziale, per compressione e contrazione
delle fibre muscolari lisce nei pressi delle valvole,
delle vene. Nella rete vascolare peniena l’attività
viene anche sostenuta dalla liberazione di molecole
vasodilatanti quali il biossido e l’ossido
d’azoto (NO2 e NO) che agiscono attivando
l’adenilciclasi, l’enzima che ottiene
il cGMP dal GTP convertito in GDP; tale processo
è mantenuto in adeguato equilibrio da un
secondo enzima, la 5-fosfodiesterasi, che che trasforma
il cGMP in GMP disattivando il processo di vasodilatazione.
Come si può comprendere il processo erettile
è frutto di diversi meccanismi erettivi molto
delicati che possono invertirsi anche rapidamente
attivandolo o disattivandolo.
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Le cause
della disfunzione erettile
La disfunzione erettile ha cause organiche e psicologiche,
entrambe agenti separatamente o in concorso tra
loro o in differenti successioni temporali, anche
sovrapponendosi le une alle altre.
- Malattie
Vascolari
- Diabete
- Farmaci
- Squilibri
Endocrini
- Cause
Neurologiche
- Traumi
e Chirurgia Pelvica
- Malattia
di Peyronie
- Insufficienza
Venosa
- Congestione
Pelvica
- Cause
Psicologiche e Stress
Malattie Vascolari
– L’arteriosclerosi, ovvero l’irrigidimento
e la restrizione delle arterie, causa la riduzione
del flusso del sangue nella rete vascolare corporea,
ma anche solo nelle arterie di apporto al pene, che
porta alla riduzione dell’afflusso di sangue
al pene e quindi all’impotenza erettile. E’
connessa all’età e pertanto è
la ragione dell’impotenza nin circa il 60% degli
uomini con più di 60 anni; tuttavia ci sono
condizioni comportamentali che possono favorirla anche
in soggetti molto più giovani, quali spesso
sono i fumatori. I fattori di rischio maggiore in
ordine di più importante azione sono il fumo,
il diabete, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia.
Diabete
– Questa malattia è dovuta alla carenza
di insulina o al suo errato impiego da parte dell’organismo,
per cui il livello di glucosio (il principale zucchero
che l’organismo impiega e che circola nel
sangue) nel sangue è alto e le cellule lo
usano poco e male; la conseguenza è che i
vasi, soprattutto quelli piccoli, si alterano riducendo
il flusso di sangue e che ila conduzione degli stimoli
nei nervi si altera impedendo la attività
regolativa anche dei nervi che governano l’erezione.
Farmaci
– Esistono numerosi farmaci che inducono direttamente
o indirettamente le disfunzioni dell’erezione,
compresi quelli per la cura dell’ipertensione,
le patologie cardiovascolari, gli antidepressivi
ed i tranquillanti, i sedativi, oltre ovviamente
l’impiego continuo degli alcoolici, del fumo
e delle droghe che nel medio-lungo periodo di tempo
produce lesioni neurovascolari.
Squilibri Endocrini
– Sono poco frequenti (meno
del 5%) le cause ormonali responsabili delle disfunziooni
erettive. La carenza del testosterone, meglio della
sua forma attiva il diidrotestosterone (DHT), è
molto rara e deve essere consistente (il livello
ematico del testosterone deve essere minore di 2
ng/ml, del DHT minore di 30 pg/ml) può indurre
la riduzione della libido (il desiderio sessuale)
e della conseguenza risposta erettile. L’eccesso
stabile di prolattina (oltre i 30 ng/ml in condizioni
di rilasamento e assenza di assunzione di farmaci)
induce la riduzione della risposta erettile con
un meccanismo neurale ed endocrino abbastanza complesso.
Cause Neurologiche
– Le lesioni del midollo spinale e le lesioni
cerebrali, a causa dell’interruzione dei circuiti
di controllo dell’erezione e degli stimoli
sensoriali è responsabile, nei soggetti interessati
e quando non sussitano anche altre cause, della
disfunzione erettile. Tra queste le più frequenti
sono comunque patologie gravi quali la paraplagia,
l’infarto cerebrale, la sclerosi multipla,
il morbo di Parkinson e di Alzheimer..
Traumi e Chirurgia
Pelvica – I traumi della regione
lombosacrale e pelvica possono indurre lesioni nel
midollo spinale corrispondente e nella rete neuronale
pelvica cosicché, sia in modo temporaneo
che definitivo, si determina la disfunzione erettile.
Analogamente può accadere alla rete vascolare
con riduzione del sangue in afflusso (arterioso)
che aumento del sangue in deflusso (venoso). Gli
interventi chirurgici al colon, in particolare al
retto-sigma, alla prostata, alla vescica possono
indurre lesioni alla rete neurovascolare pelvica
con la conseguenza della disfunzione erettile: ciò
può accadere per inevitabili ragioni tecniche
o per carente cura nel preservare tale rete, tantoché
la tendenza attuale è quella di cercare di
conservarla il più possibile anche se non
sempre è possibile o se la reazione riparativa
postchirurgica riesce ad evitare il danno; i danni
temporanei possono dare difetto dell’erezione
per circa 2 anni regredendo totalmente o parzialmente
anche in tempi minori. La cistectomia e la prostatectomia
radicale conseguenti al cancro rimuovono i circuiti
nervosi di controllo dell’erezione, ma non
quelli relativi all’induzione dell’orgasmo,
cosicché pur mancando la prima, non diviene
carente il secondo, se non per pore ragioni psicodinamiche.
Malattia di Peyronie
– E’ una poco frequente o rara condizione
infiammatoria di natura non chiara (microtraumi
ripetuti, reazioni auto/disimmuni, alterazioni metaboliche
locali) che produce riparazioni cicatriziali retrattive
che rendono rigida la zona interessata dei corpi
cavernosi impedendone l’espansione erettile;
quando è localizzata in una piccola area
induce ipercurvatura con concavità dalla
parte della lesione; quando più estesa induce
un difetto nell’espansione del/dei corpi cavernosi
e relativa disfunzione erettile. La rigidità
può indurre anche un consistente dolore anche
per lesioni piccole che generano disfunzione erettile
di tipo protettivo.
Insufficienza Venosa
– Quando le vene ed il loro sistema di valvole
non sono in grado di trattenere il sangue nel pene,
l’erezione si attiva, ma non rimane stabile.
Le ragioni di tale effetto sono dovute a lesioni
venose determinate da cause diverse sia organiche
che psicodinamiche.
Congestione Pelvica
– La rete venosa pelvica drena il sangue dal
retto-sigma, dai testicoli, dalla prostata, dalla
vescica ed è una rete di sfogo delle tensioni
venose dell’addome superiore (fegato e milza
in particolare). I processi disfunzionali ed infiammatori
di tali organi, in particolare del retto-sigma e
della prostata inducono, generalmente sui tempi
medi, la congestione venoso-linfatica dell’area
con determinazione dello squlibrio circolatorio
e dei meccanismi di drenaggio cosicché si
attivano stimoli protettivi e meccanismi di carente
tenuta venosa che portano alla disfunzione erettile
o al suo opposto acuto (erezione persistente con
trombosi dei corpi cavernosi, il priapismo) che
poi rievolve in insufficienza venosa. Alla disfunzione
erettile può essere associata la presenza
di emorroidi.
Cause Psicologiche
- La depressione, i sensi di colpa, le preoccupazioni,
lo stress, l’ansia concorrono ad inibire la
risposta erettile e della libido (desiderio sessuale).
Frequentemente ciò è dovuto alla comparsa
di disfunzione erettile per una o più delle
cause precedenti, attivando il quadro persistente
di disfunzione erettile da paura per la prestazione…
una specie di circuito che tende a chiudersi su
sé stesso. Tale situazione finisce per amplificare
le vere ragioni della disfunzione erettile.
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La diagnosi
della disfunzione erettile
La accurata valutazione clinica, dei dati storici
e comportamentali, terapeutici precedenti ed in
corso danno indicazioni relative alle possibili
cause che poi devono essere indagate con gli specifici
esami in relazione a quanto emerso come maggiore
probabilità prima e per passi successivi
per le ragioni meno probabili. La accurata sintesi
dei dati raccolti consentirà di definire
il quadro complessivo, senza sottovalutazioni, da
sottoporre a terapia.
Esami sul sangue
e sulle urine – I test sul
sangue possono essere utili per determinare le condizioni
generali che interferiscono con la capacità
erettile: ove le condizioni cliniche lo richiedano
possono essere determinati i livelli ormonali (testosterone.
DHT, LH, FSH, prolattina, talvolta degli ormoni
tiroidei) in almeno 3 campionature, tenendo conto
degli stati di stress; i livelli di colesterolo
e trigliceridi, di glucosio, le transaminasi e la
bilirubina, il profilo proteico, il livello di creatinina.
Altri parametri utili sono l’esame delle urine
e l’emocromo. Tutti i test indicati servono
a verificare le eventuali ragioni extragenitali
della disfunzione erettile.
Test di funzionalità
erettile – sono i test che
verificano il flusso di sangue nel pene e nei vasi
di afflusso e deflusso (rete perlvica ed iliaca),
la conduzione degli impulsi nei nervi, il tono muscolare,
lo stato strutturale dei tessuti penieni e degli
organi dell’area pelvica:
- Ecografia
Dinamica Peniena – si esegue la valutazione ecografica della struttura
e dei flussi ematici del pene in flaccidità e
in erezione indotta con l’iniezione intracavernosa
di un vasodilatatore (papaverina o prostaglandina)
in dose opportuna; ciò consente anche di verificare
il tempo di reazione per ottenere l’erezione ed
il tempo di cessazione e/o riduzione della stessa.
- Cavernosografia
Dinamica – in casi particolari o in presenza di dubbi
di tipo strutturale o relativi al deflusso venoso
si esegue iniettando nei corpi cavernosi prima
il mezzo di contrasto in flaccidità e registrando
le immagini radiografiche, poi iniettando il vasodilatatore
(papaverina o prostaglandina) in dose opportuna
per ottenere l’erezione e registrando le immagini
radiografiche in erezione. Può essere associata
all’uretrografia retrograda ove vi siano da accertare
possibili difetti strutturali dell’uretra.
- Conduzione
dei nervi penieni – sono test che applicano stimoli in
grado di verificare se la reattività dovuta alla
buona conduzione sia presente: comprimendo il
glande lo sfintere anale si deve contrarre se
tutto funziona bene. Per situazioni più specifiche
o ove il test reattivo dimostri tempi di lunga
latenza si provvede con elettrostimoli a mezzo
di elettrodi opportunamente applicati così da
registrare i difetti di conduzione sia sensoriale
che effettrice. Può essere applicata una vibrazione
elettromagnetica registrando la sua percezione
ai diversi livelli del pene in relazione a differenti
intensità: la carenza di percezione è un indice
di difetti della trasmissione nei nervi sensitivi.
- Rilevazione
delle erezioni notturne (NPT) – poiché durante un sonno
tranquillo e soprattutto nelle fasi REM si hanno
circa cinque erezioni spontanee, la loro rilevazioni
è un indice di buona funzione degli eventi automatici,
quantomeno di buona conduzione nervosa e di buon
flusso del sangue; tuttavia poiché i meccanismi
di induzione erettiva nel sonno e nella veglia
sono differenti, tale rilevazione non è necessariamente
significativa per questioni puramente psicodinamiche
ed è utile solo qualora siano totalmente assenti
altre ragioni organiche. Questo tipo di erezioni si
attiva circa ogni 90 minuti e possono durare anche
circa 30 minuti: in generale la loro presenza
garantisce che almeno questioni neurovascolari
di rilievo siano assenti, ma non che siano assenti
ragioni organiche. La registrazione può essere
eseguita con fascette a strappo che resistono
a tensioni differenti e quindi la capacità tensiva
erettile è data da quelle che si spezzano, oppure
con fascette connesse ad un elettrodo di registrazione
(in generale una alla base ed una sotto al glande)
che registrano la tensione indotta sul sensore
contenuto nella fascetta.
Esame della prostata
e dei testicoli – entrambi
gli organi devono essere valutati con cura poiché
alterazioni strututrali e funzionali possono essere
alla base di una disfunzione erettile. Frequente
è la disfunzione erettile dovuta a congestione
della prostata per processi infiammatori in quanto
questi modificano sia i flussi di sangue, in particolare
la rapidità di deflusso che può aumentare,
che l’efficacia della trasmissione degli impulsi
nei nervi.
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Il trattamento
della disfunzione erettile
Il trattamento terapeutico può essere articolato
in diverse soluzioni e deve sempre prevedere le
eventuali terapie per le patologie connesse o sottostanti
di tipo organico riguardanti altri organi siano
essi genitali o di altri distretti: queste andranno
risolte o riequilibrate prima o contemporaneamente
al trattamento specifico per la disfunzione erettile.
Terapia sessuologica
– un significativo numero
di uomini sviluppa una disfunzione erettile su base
psicologica e/o comportamentale e/o relazionale,
le cui ragioni devono essere sempre poste in evidenza;
In relazione alle ragioni evidenziate è necessario
intervenire ai diversi livelli, o tramite il semplice
confronto dialettico, o con l’iinsegnamento
di attività di deconcentrazione e recupero
delle percezioni sensoriali corporee, o con percorsi
shiatsu-ayurvedici opportuni per il riequilibrio
ed il rilassamento, o con un lavoro di recupero
della comunicazione di coppia, ma anche ove sia
strettamente necessario delegando la terapia allo
psicologo.
Terapia immunotissulare
(SAT) – l’immunoterapia
è basata sulla somministrazione (per supposte
o talvolta per microiniezioni intradermiche della
componente Fab di anticorpi antitissulari specifici
(ottenuti da cavalli opportunamente allevati, sensibilizzati
con estratti da organi suini, i più simili
per composizione a quelli umani) che agiscono sui
tessuti bersaglio riequilibrando la funzione alterata;
lo schema di somministrazione dipende dalle cause
che inducono la disfunzione erettile così
da agire sulle diverse componenti siano esse neuroendocrine,
vascolari o peniene; il trattamento richiede generalmente
almeno 3-6 mesi e le scelte devono essere eseguite
da un andrologo esperto di tale terapia.
Terapia farmacologica
orale – I due farmaci principali
utilizzati per somministrazione orale sono il sildenafil
(Viagra®) e la yohimbina (Yohimbine®, Yocon®):
entrambi non sono induttori dell’erezione,
ma sostenitori della stessa.
Il sildenafil migliora e concorre a sostenere l’erezione
indotta normalmente poiché inibisce l’enzima
(la 5-fosfodiesterasi) che degrada il cGMP necessario
al mantenimento del messaggio biochimico per l’erezione;
in tale modo induce il rilassamento dei muscoli
lisci vascolari dei corpi cavernosi facilitando
l’afflusso di sangue e la conseguente distensione
dei corpi cavernosi stessi. Il farmaco è
rapidamente assorbito e poi metabolizzato cosicché
deve essere assunto circa 60 minuti prima dell’amplesso
e comunque con la stimolazione erettiva in atto;
il suo effetto può mantenersi per 180 minuti,
sempre che le condizioni induttive (gli stimoli
e la predisposizione) siano attivi ed efficaci,
tanto che la sua utilità è bassa quando
questi mancano o sono alterati da altre patologie;
la selettività del farmaco non è elevata
cosicché gli effetti collaterali sono numerosi
e talvolta pericolosi per cui va assunto solo in
caso di reale necessità e sotto attento controllo
andrologico, ma anche cardiologico quando sia necessario;
va assunto a stomaco vuoto e la sua attività
aumenta drasticamente per persistenza in circolo
nelle patologie renali e epatiche; è necessaria
elevata attenzione in caso di assunzione di altri
farmaci, droghe o alcool o in caso di patologie
strutturali del pene perché può accentuarle
o dare luogo a priapismo (erezione persistente da
trombosi venosa). Il Tadalafil è una variante
molecolare che ha una azione più prolungata
nel tempo per una meno rapida metabolizzazione,
ma mantiene tutte le problematiche del sildenafil
e accentua alcuni rischi tra cui quello della persistenza
erettiva che può portare a priapismo.
La yohimbina migliora e concorre a sostenere l’erezione
indotta normalmente poiché induce il blocco
dei recettori alfa-2-adrenergici riducendo così
la vasocostrizione, il tutto in modo abbastanza
modesto; viene assorbita e metabilizzata molto rapidamente
cosicché deve essere assunta 30 minuti prima
dell’amplesso e comunque con la stimolazione
erettiva in atto; il suo effetto può mantenersi
per 60 minuti, sempre che le condizioni induttive
(gli stimoli e la predisposizione) siano attivi
ed efficaci, tanto che la sua utilità è
bassa quando questi mancano o sono alterati da altre
patologie;ha anche una moderata azione a livello
nervoso centrale sui circuiti responsabili della
libido; la moderata efficacia del farmaco ed il
basso livello di effetti collaterali consente di
impiegarlo più per un trattamento di fondo
su medio periodo (2-3 mesi) che non per un trattamento
ad azione immediata; in ogni caso va assunto solo
in caso di reale necessità e sotto attento
controllo andrologico.
Terapia farmacologica
autoiniettiva – L’autoiniezione
comporta l’impiego di un ago sottile e corto
per iniettare il farmaco direttamente in uno dei
corpi cavernosi, subito sotto al glande e lateralmente;
il farmaco induce l’erezione in 10-30 minuti,
la quale può durare anche molte ore. I due
farmaci principali utlizzati sono la prostaglandina,
PGE1 o alprostadil, (Caverject®) e la papaverina
(Papaverina Hé Teofarma®) che sono induttori
dell’erezione per azione diretta di vasodilatazione
nei corpi cavernosi, dove prevalentemente si esaurisce
la loro azione, entrambi ottenendo il rilassamento
dei muscoli lisci dei vasi e quindi consentendo
un elevato stato di afflusso del sangue; uno stato
di stress consistente, anche non evidente, può
impedire l’azione dei due farmaci per in quanto
la liberazione di adrenalina agisce come potente
vasocostrittore, tanto che l’iniezione endocavernosa
di adrenalina viene impiegata come antidoto in caso
di eccesso nel tempo di erezione indotto. Poiché
la via è iniettiva, va posta particolare
cautela nella disinfezione e l’iniezione ripetuta
con elevata frequenza potrebbe dare luogo a cicatrici
retraenti o reazioni fibrose con innesco di IPP
(induratio penis plastica). L’alprostadil
è anche somministrabile per via uretrale
con apposito gel o supposta, ma l’efficacia
è molto più bassa e il fastidio spesso
molto più alto.
Pompa a vuoto
– E’ costituito da un cilindro di plastica
che viene sigillato con una guarnizione alla base
del pene ed è connesso ad un aspiratore manuale
all’altro estremo (dal lato del glande) così
da generare ill vuoto nel cilindro e favorire l’afflusso
di sangue verso il pene per differenza di pressione;
una volta che il sangue ha gonfiato il pene è
la sua pressione che lo mantiene all’interno
del pene stesso e il cilindro può essere
rimosso lasciando un anello di gomma a tenuta alla
base del pene che evita lo svuotamento, ma che deve
essere rimosso al massimo dopo 30 minuti, pena il
rischio di lesioni da compressione e l’innesco
di reazioni di trombosi e microemorragie nella struttura
del pene con i conseguenti danni; se mal posto dà
luogo a flaccidità tra esso e la base del
pene impedendo l’autostentamento. Funziona
meglio se sia almeno possibile avere una parziale
erezione spontanea che non raggiunge il massimo
a causa di insufficienze di tenuta venosa.
Protesi peniene intracavernose
– sono indicate quando la disfunzione erettile
non può essere trattata o non dà assolutamente
esiti positivi con i trattamenti precedenti e dopo
aver risolto le patologie collaterali; talvolta
rimangono l’unica soluzione possibile a seguito
di interventi chirrugici demolitivi per tumori o
riparativi per macrotraumi pelvici. Le tipologie
di protesi attualmente in uso sono due: le protesi
gonfiabili e le protesi mallealibili. Le prime sono
costituite da due camere cilindriche connesse, con
una valvola inserita nello scroto) ad un serbatoio
inserito nell’addome; è utilizzabile
altresì un modello che compatta il serbatoio
e le camere in una unica struttura endocavernosa:
la valvola fa affluire il liquido del serbatoio
nelle camere che si gonfiano inducendo una erezione
abbastanza rigida, oppure fa defluire il liquido
delle protesi nel serbatoio riportando la flaccidità.
Le seconde sono costituite da cilindri a terminazione
conoide di silicone con un’anima in metallo
costruita con tecniche differenti che consentono
di rendere più o meno rigida la protesi e
quindi di ottenere una discreta rigidità
o una discreta flaccidità; è evidente
che il pene mantenga comuqnue uno stato semirigido
legato alla prsenza delle protesi. In entrambe la
consistenza del pene è ovviamente minore
ed in quelle malleabili lo è ancora meno;
entrambe lasciano il glande poco turgido essendo
solo possibile una sua tensione ove il flusso ematico
naturale sia ancora un poco adeguato. La scelta
del tipo di protesi dipende da molti fattori, tra
cui il costo e la possibilità di impianto
dell’uno o dell’altro modello, fatto
che deve essere discusso con l’andrologo.
Chirurgia vascolare
ricostruttiva – la soluzione
chirurgica vascolare ha indicazione molto specifica
e quindi per casi particolari sia per il rischio
chirurgico sia per i possibili danni alla rete nervosa
di controllo, sia per la possibile formazione di
tessuto cicatriziale e pertanto ha scarsa e prevalente
applicazione sperimentale. In alcuni e ben specifici
casi può essere utile la rivascolarizzazione
peniena utilizzando protesi vascolari artificiali
o naturali che riportino un corretto ed adeguato
flusso di sangue al pene; alternativamente è
possibile costruire un ponte tra i vasi per i corpi
cavernosi ed una arteria derivata dalla radice della
coscia; in particolare l’applicazione potrebbe
essere utile in soggetti giovani con uno specifico
blocco arterioso. In alcuni casi di insufficienza
venosa primaria dei corpi cavernosi, comunque come
ultima scelta terapeutica, si può procedere
alla legatura delle vene insufficienti alla base
di ciascun corpo cavernoso; il successo di tale
intervento è modesto e può dar luogo
a priapismo o ad instabilità nel medio-lungo
periodo.
Terapia naturopatica
– la buona reattività
erettile è anche strettamente dipendente
dalle scelte nutrizionali e dallo stile di vita;
scelte nutrizionali errate, quali cibi troppo elaborati
o trattati, alimentazione troppo rapida e poco digeribile,
carente di frutta e verdura sono spesso alla base
della disfunzione erettile; uno stile di vita caratterizzato
dall’uso eccessivo o continuo di alcoolici,
dal fumo e dall’uso di droghe di ogni tipo
(soprattutto quelle cosidette ricreative), dallo
stress e dal sovraffaticamento o dall’eccesso
di competizione è spesso alla base della
disfunzione erettile. Entrambi possono essere coesistenti
amplificando i modesti effetti di parziali condizioni
negative. La correzione di questi due aspetti costituisce
la terapia naturopatica e il riequilibrio nutrizionale
associato alla modifica dello stile di vita spesso
ricostituisce la normale funzione erettile senza
altro aggiungere. In ogni caso fossero presenti
altre condizioni patologiche la loro terapia troverà
elevato beneficio da tale recupero.
Il riequilibrio nutrizionale
comprende:
-
mangiare
cibi freschi e completi, non trattati, di buona digeribilità e senza
eccessi, tra cui frutta (in particolare frutta rossa quali i frutti di
bosco o ricca in vitamina C) e verdura, prodotti da grano integrale, pesce
e carne, olio di oliva extravergine
-
evitare
fritti e cibi troppo elaborati o trattati ed eliminare i cibi che inducono
allergie o intolleranze quando queste hanno base non curabile
-
bere
molta acqua (in media 2-3 litri al giorno) così da mantenere alta la
diuresi e quasi trasparente l’urina (azione depurativa ed idratante).
L’uso dei fitoterapici può essere utile,
ove ben selezionati ed adeguatamente preparati,
per integrare la terapia principale o per il trattamento
di consolidamento o richiamo quando sia necessario
e non sia indispensabile la terapia principale.
E’ importate che i fitoterapici siano di elevata
qualità e di adeguata preparazione. La scelta
e la composizione, il dosaggio devono essere definiti
dall’andrologo o da un medico fitoterapeuta.
Tra i fitoterapici principali per la disfunzione
eretile sono impiegabili il ginseng asiatico, la
damiana, la catuaba, il ginko biloba, la muira puama,
il guaranà, la maca.
L’attività fisica generale mantiene
efficiente il sistema cardiovascolare e scheletrico-muscolare,
concorre al rilassamento ed al sonno equilibrato,
mantiene equilibrato il peso corporeo ed efficiente
la distribuzione energetica corporea.
Gli esercizi di ritonificazione pelvica migliorano
i flussi ematolinfatici dell’area pelvica
ed il tono ed il controllo della muscolatura perineale.
L’omeopatia con l’impiego di specifici
preparati definiti per tipo e dosi di somministrazione
da un medico o andrologo omeopata può essere
utile nel trattamento della disfunzione erettile,
pur spesso richiedendo tempi molto lunghi.
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