| Introduzione
La prostata è una piccola ghiandola (diametro
trasversale massimo 3 cm, diametri anteroposteriore
e vescico-uretrale massimo 2 cm) ellissosferoidale,
situata sotto la vescica e anteriormente alla parete
anteriore dell’intestino retto (questa la
ragione per cui è palpabile con l’esplorazione
digitale o con l’ecografia a sonda transrettale);
in essa passa la prima porzione dell’uretra
(uretra prostatica) che nella sua parte iniziale
costituisce il collo o imbuto vescicale; presenta
due lobi laterali simmetrici; attraverso essa transitano
le parti terminali dei dotti deferenti che terminano
al canale uretrale prostatico con i dotti ejaculatori
in cui terminano anche I brevi condotti delle vescicole
seminali.
La prostata svolge diverse funzioni la cui conoscenza
è stata per molti decenni trascurata e che
solo da pochi anni è divenuta intenso oggetto
di studio. Le funzioni fondamentali sono sostanzialmente
tre: la attività di difesa dei testicoli
e della via urinaria superiore, la produzione del
liquido spermatico in collaborazione con le vescicole
seminali, la degradazione ed eliminazione degli
spermatozoi invecchiati ovvero che abbiano più
di 30 ore dalla loro produzione testicolare. Molti
degli aspetti di queste funzioni e delle modalità
di svolgimento non sono ancora ben note e la discussione
è aperta così come molte delle procedure
di ricerca: due degli aspetti più interessanti
ed importanti sembrano essere l’attività
quale organo linfoepiteliale capace pertanto di
definire il tipo e l’intensità di reazione
immunitaria, l’attività di regolazione
della produzione degli spermatozoi da parte dei
testicoli.
Durante l’attività sessuale e nelle
condizioni di eccitazione sessuale l’attività
secretoria della prostata aumenta considerevolmente
e perfeziona la produzione qualitativa e volumetrica
del liquido spermatico rimescolandolo con il secreto
proveniente dalle vescicole seminali e con gli spermatozoi
provenieneti dai dotti ejaculatori nell’ambito
del tratto di uretra prostatica, dando così
luogo allo sperma e preparandone l’espulsione
rapida con l’ejaculazione; l’espulsione
rapida avviene per contrazione rapida dei muscoli
lisci della struttura prostatica e poi è
coadiuvata dalle contrazioni della muscolatura perineale.
Tutto quanto detto rende ragione della disomogenea
sintomatologia e del variegato quadro disfunzionale
che le infiammazioni prostatiche danno, rendendo
talvolta non semplice la corretta valutazione ed
assegnazione dei sintomi e dei segnali alla prostatite.
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Le forme,
i sintomi e le cause della prostatite
La prostatite interessa almeno un terzo della popolazione
maschile ogni anno, ma forse anche una percentuale
maggiore, solo che la carente abitudine alle valutazioni
periodiche o il rinvio delle adeguate valutazioni
solo a condizioni di disfunzioni fastidiose o invalidanti
l’amplesso (ejaculazione precoce o deficit
erettivo) o di disfertilità induce la sua
valutazione e la sua terapia con molto ritardo o
solo in caso di condizioni infiammatorie acute.
Le forme ed i sintomi
della prostatite – la classificazione
delle prostatiti sta subendo grandi modificazioni
che saranno oggetto di discussione per ancora alcuni
anni, ma sostanzialmente possiamo dire che, in base
al grado di infiammazione ed alla sintomatologia
e segnali disfunzionali rilevabili, le forme principali
sono:
-
I Tipo: prostatite acuta batterica- ha tutti gli aspetti dell'infiammazione acuta, con microrganismi patogeni in forte capacità di colonizzazione della ghiandola; il dolore perineale e addominale inferiore è consistente o insopportabile, il senso di peso e di occupazione dello spazio pelvico è consistente, la febbre è medio-alta, talvolta senza differenziale tra temperatura rettale ed ascellare; nonostante il quadro acuto la sintomatologia si può presentare con diversi quadri di consistenza ed essere associata a brusca perdita della capacità erettiva ed ejaculatoria sia per la congestione locale che presumibilmente quale reazione di difesa; lo stato infiammatorio si può estendere ad uno o ad entrambi i testicoli dando luogo a vari gradi di orchiepididimite o estendersi alla via urinaria superiore; come per tutte le infiammazioni con infezioni di grado elevato è sempre possibile l'estensione setticemica; il grado di disfertilità è variabile e può comparire l'emissione di sangue fresco o degradato nello sperma (ematospermia recente o coagulativa) anche di grado elevato; spesso è presente iperensibilità al glande di grado molto variabile, ma generalmente consistente.
-
II Tipo: prostatite cronica batterica
- ha tutti gli aspetti dell'infiammazione di medio o basso grado prolungata nel tempo, con microrgansimi patogeni in capacità di colonizzazzione della ghiandola variabile, dalla bassissima alla molto consistente, senza febbre e con il normale differenziale di temperatura rettale ed ascellare; il grado di deficit erettivo e di ejaculazione precoce è molto variabile e spesso soggettivo, anche se spesso l'associazione con l'ejaculazione anche molto precoce è frequente; il dolore è più spesso un senso di fastidio e di occupazione di spazio pelvico ed è spesso esteso ad uno o ad entrambi i testicoli, dando luogo a epididimiti con formazione di cisti della testa dell'epididimo, e all'area perineale; la congestione pelvica indotta dallo stato infiammatorio è responsabile della comparsa di varicocele e/o idrocele mono o bilaterale in grado diverso o di aggravamento di un varicocele e/o idrocele preesistente; il grado di disfertilità è variabile e può comparire l'emissione di sangue fresco o degradato nello sperma (ematospermia recente o coagulativa) generalmente di grado medio-levie o microscopico, ma talvolta anche di grado elevato; spesso è presente iperensibilità al glande di grado molto variabile .
-
III Tipo: la CPPS (chronic pelvic-prostatic syndrome)
- si presenta in due forme con il medesimo quadro sintomatologico connesso spesso a disfunzioni intestinali e squilibri nutrizionali, nonché a squilibri dinamici scheletrico-muscolari lombari; non sono mai rilevabili microrganismi patogeni in capacità di colonizzazione della ghiandola o al massimo sono presenti in bassissimo livello; il più delle volte è associata a sindrome emorroidaria di varia consistenza, a idrovaricocele di vario grado di prima produzione o di aggravamento di un quadro precedente, ad ejaculazione precoce anche molto consistente; il dolore può essere sfumato ed accompagnato da senso di peso pelvico o dolore muscolare lobare e pelvico associati o meno a senso di fastidio o dolore ai testicoli; spesso è presente iperensibilità al glande di grado molto variabile. Le due forme sono differenziate solo a livello dell'esame del secreto prostatico (EPS) o dello sperma come
III A: la CPPS infiammatoria, caratterizzata dalla presenza di cellule infiammatorie (globuli bianchi) in generale in quantità variabile, ma prevalentemente consistente; poiché si ritiene che un basso livello di globuli bianchi sia comunque presente nel secreto prostatico o nello sperma per questioni funzionali, la loro concentrazione minima in questa forma è di 1000/µl anche se per alcuni autori il livello minimo potrebbe essere considerato di 500/µl
III B: la CPPS disfunzionale o non infiammatoria
, caratterizzata dall'assenza di cellule infiammatorie (globuli bianchi) o, relativamente a quanto detto per la III A, con una concentrazione massima compresa tra 500/µl e 1000/µl.
Le cause sono multiple e talvolta il quadro clinico e degli esami strumentali è sfumato nei diversi aspetti disfunzionali per la cui sola sovrapposizione la sindrome acquista significato clinico specifico Un sempre maggior numero di lavori di riscerca sta dimostrando il ruolo fondamentale dello stress ossidativo nella genesi della CPPS in entrambe le forme e sta facendo ritenere che esse siano il presupposto per lo sviluppo delle altre forme e delle patologie prostatiche successive (adenoma e carcinoma prostatico), nonché dei quadri di disfertiltà.
IV Tipo: prostatite asintomatica/iposintomatica
iposintomatica - caratterizzata dall'assenza di sintomatologia clinica significativa o al massimo da quadri sfuggevoli alternati e pertanto trascurati, quale un saltuario deficit erettile, una lieve o moderata disfertilità che non implica insuccesso nell'ottenimento della gravidanza o al massimo qualche difficoltà, una lieve o moderata ipersensibilità al glande spesso attribuita a fatori locali del prepuzio e del glande stesso, lievi fastidi allo scroto e ai testicoli interpretati come riflessi dall'area muscolo-scheletrica lombare; la si evidenzia solo attraverso l'esecuzione accurata di alcuni esami (ecografia prostatica e testicolare, spermiogramma) in cui non devono essere sottovalutati gli aspetti di modificazione rispetto al quadro normale. La definizione certa della sua presenza la si può ottenere solo con l'esame istologico della prostata attraverso biopsia, il che fa trascurare o sottovalutare enormemente questo tipo di prostatite non essendo tale esame proponibile come routine diagnostica.
Le cause della prostatite
– le diverse forme citate hanno cause comuni
in cui solo la sovrapposizione, le diverse intensità
ed i tempi di persistenza danno luogo alle tre diverse
forme, le quali pertanto possono passare una all’altra
in continuo, soprattutto quando trascurate o non
valutate o non trattate adeguatamente e risolte.
Le cause principali sono:
-
i microrganismi con un ruolo che sembra sempre meno essere il protagonista dello stato infiammatorio, rivelandosi essi dei colonizzatori opportunisti che crescono qualora ci siano le condizioni adeguate per il loro sviluppo
le disfunzioni intestinali , soprattutto quelle del sigma-retto con evacuazione irregolare possono essere elemento favorente lo sviluppo di una congestione pelvica ched poi induce prostatite o essere alla base del trasferimento interno per via linfatica dei microrganismi
l'alimentazione irregolare e non equilibrata nei suoi componenti, l'assunzione eccessiva e continua di superalcoolici o di alcoolici a dosi consistenti rappresenta un elemento importante di intossicazione che favorisce la risposta infiammatoria prostatica o che ne riduce le capacità reattive e riparative per carenza di alcuni nutrienti
il fumo che agisce sia a livello tossico diretto, sia per alterazaione dei flussi vascolari che per inibizione delle capacità di riparazione e di difesa
la sedentarietà che riduce la movimentazione dei fluidi corporei, in particolare in una regione come quella pelvica già caratterizzata da minori movimentazione fisiologica
l'astinenza ejaculatoria per periodi medio-lunghi in quanto riduce il lavoro secretorio prostatico e l'eliminazione per espulsione degli spermatozoi invecchiati o degerati facendo così incrementare il lavoro depurativo-degradativo verso gli spermatozoi ed aumentando il rischio di produzione di residui tossici e iperossidanti ad attività infiammatoria; diversi studi hanno dimostrato che tale causa agisce con frequenza tanto maggiore quanto maggiore è l'intervallo ejaculatorio, definendo l'intervallo massimo concorrente alla prevenzione in 4-5 giorni
lo stress e le tensioni emozionali in quanto favorenti la riduzione delle capacità difensive e riparative generali dell'organismo e locali pelvico-prostatiche
le azioni terapeutiche chirurgichetipo il cateterismo uretrale o tipo correzioni locali insufficienti di fimosi e parafimosi
le patologie uretrali e prepuziali tipo le stenosi (restringimenti) dell'uretra e/o del meato uretrale esterno postinfiammatori, le disfunzioni dell'uretra prostatica (collo vescicale) con retrodiffusione intraprostatica dell'urina, la fimosi e la parafimosi con le patologie infettivo-infiammatorie connesse (balanopostiti)
lo stop contropressorio all'ejaculazione come metodo anticoncezionale o come metodo di blocco per il controllo dell'ejaculazione precoce o come metodo usato dagli adolescenti per non sporcare; induce forzatura con microlesioni delle strutture prosattiche che alla lunga attivano reazioni infiammatorie
le disfunzioni immunitarie sono attualmente oggetto di studio come ulteriore possibile causa, nel senso che anche la prostata potrebbe essere interessata da eventi di alterata regolazione delle risposte di difesa
lesioni neurali lombosacrali possono favorire le alterazioni a risposta infiammatoria della prostata presumibilmente per la riduzione degli stimoli trofici che tale innervazione porta all'organo e che sevono a garantire la sua normale funzione e struttura.
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La diagnosi
della prostatite
La accurata valutazione clinica, dei dati storici
e comportamentali, terapeutici precedenti ed in
corso danno indicazioni relative alle possibili
cause che poi devono essere indagate con gli specifici
esami in relazione a quanto emerso come maggiore
probabilità prima e per passi successivi
per le ragioni meno probabili. La accurata sintesi
dei dati raccolti consentirà di definire
il quadro complessivo, senza sottovalutazioni, da
sottoporre a terapia.
Gli esami per la definizione del quadro della prostatite
sono:
- la valutazione digitale transrettale
(DRE – digital rectal exam) – questa valutazione è di fondamentale importanza
per la valutazione clinica e consente di valutare
le dimensioni complessive della prostata, seppure
approssimativamente, i rapporti con le componenti
vicine dello spazio pelvico, il dolore o il fastidio
alla pressione e riferito all’uretra e al glande,
l’intensità dello stimolo minzionale, la consistenza
della ghiandola nelle sue parti differenziando
le diverse zone, i caratteri della sua superficie;
l’esame viene eseguito dall’andrologo, previa
lubrificazione anale con gel d’acqua, inserendo
un dito guantato.
- la coltura del secreto prostatico
– il secreto prostatico è ottenuto al termine
della valutazione digitale prostatica transrettale,
massaggiando e spremendo le diverse parti della
ghiandola finché il secreto non esca spontaneamente
dal meato uretrale; il massaggio deve essere accurato
e pertanto richiede l’esecuzione da parte dell’andrologo,
il pene ed il glande devono essere accuratamente
difinfettati per evitare inquinamenti; il secreto
esce meglio se il paziente mantiene rilassata
la muscolatura addominale e pelvica; talvolta
può esserne favorita l’uscita premendo delicatamente
l’uretra dalla sua base al vertice; il secreto
viene raccolto su un tampone che viene posto in
una provetta con terreno di trasporto e poi inviato
al laboratorio; la coltura viene eseguita su tre
piastre su cui viene seminato sia il secreto intero,
sia il secreto diluito in 10 ml di soluzione fisiologica
e poi pescato in ragione di 20 µl e distribuito uniformemente sulla piastra cosicché si possa definire la densità di carica batterica e la presenza di ceppi batterici o fungini non dominanti; per le colture positive, identificato il microrganismo si procede a verificare la sensibilità agli antibiotici (antibiogramma).
- lo
spermiogramma – l’esame consente di definire i caratteri qualitativi
del secreto prostatico attraverso le modificazioni
delle percentuali di integrità e mobilità progressiva
o rettilinea degli spermatozoi fornendo utili
informazioni sullo stato funzionale della prostata
e delle vescicole seminali; al microscopio ottico
va poi determinata la concentrazione dei leucociti
(cellule infiammatorie che devono essere assenti
ma per le quali è ancora ritenuta nei limiti una
presenza massima di 1000 mila/ml) ed eventualmente
di microrganismi;
- l’analisi
biochimica dello sperma – il medesimo sperma raccolto
per l’esame precedente è utilizzato per l’analisi
biochimica; i parametri biochimici sono ancora
oggetto di standardizzazione (LDH, piruvato e
lattato, a-glucosidasi) o revisione (fruttosio e zinco), ma i
dati più recenti che consentono di definire la
funzione prostatica (la principale nella produzione
della parte fluida dello sperma e nel garantire
spermatozoi integri) sono il dosaggio del PSA
(v.n.>1500 µg/ml) espressione della capacità
secretiva prostatica, la creatinina e l’acido
urico (v.n.<10 µg/ml) espressione del grado
di retrodiffusione urinaria intraprostatica, il
pH (7≤v.n.≤8); il volume totale (v.n.>1
ml) pur essendo influenzato fortemente dal tempo
e dalla qualità di eccitazione, dà utili indicazioni
relative alla capacità secretiva complessiva della
prostata e allo stato di idratazione generale;
i caratteri fisici dello sperma (aspetto, colore,
fluidità, viscosità) sono valuti come indicatori
complessivi della qualità dello sperma, ma non
danno dati specifici di certa interpretazione.
- l’ecografia
scroto-testicolare con fase doppler – l’esame deve verificare
la morfologia e la struttura del contenuto scrotale
in particolare dell’epididimo e del dotto deferente
che possono presentare alterazioni da congestione
retrodiffusa (formazioni cistiche), del funicolo
spermatico soprattutto in relazione alla struttura
del plesso venoso pampiniforme, dello spazio peritesticolare
che dovrà essere di dimensioni minime (circa 1-2
mm); la fase doppler dovrà valutare il flusso
fluido dello spazio peritesticolare ed il flusso
venoso, ai fini della definizione di un idrocele
e/o di un varicocele che sono espressione della
congestione pelvica indotta dalla prostatite,
soprattutto quando compaiono in età adolescenziale
(a fasi di sviluppo genitale concluse) ed adulta.
- l’ecografia
prostatica transaddominale e transrettale con
fase doppler – i
due tempi dell’esame devono valutare la morfologia,
le dimensioni e la struttura della prostata e
delle vescicole seminali, dell’uretra prostatica;
la fase doppler consente di valutare gli stati
di congestione prostatica, uretrale prostatica
e periprostatica.
- il
dosaggio ematico di PSA, Fosfatasi Acida Prostatica,
IgG/A/M –
questi dosaggi, insieme ad altri che le condizioni
cliniche possono suggerire, concorrono ad inquadrare
i caratteri dello stato infiammatorio, delle condizioni
della risposta immunitaria, delle ripercussioni
sullo stato geenrale dell’organismo.
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Il trattamento
della prostatite
Il trattamento terapeutico può essere articolato
in diverse soluzioni e deve sempre prevedere le
eventuali terapie per le patologie connesse o sottostanti
di tipo strutturale o metabolico o disendocrino:
queste andranno risolte o riequilibrate prima o
contemporaneamente al trattamento specifico della
prostatite e/o della congestione pelvico-prostatica.
La forma acuta richiede
un trattamento d’urgenza e
ad alta intensità per il rischio connesso
di sviluppo di una pelviperitonite o di una setticemia;
quindi la terapia dovrà dare adeguata copertura
antibiotica, anche a dosi consistenti, e antinfiammatori
generali non cortisonici salvo le specifiche ed
obbligatorie indicazioni; il monitoraggio costante
della situazione è necessario per evitare
le complicanze; il trattamento intensivo deve garantire
una buona nutrizione ed una buona minzione per cui
l’apporto nutrizionale dovrà essere
adeguato, ma soprattutto elevata l’idratazione
che otterrà l’elevata diuresi a scopo
detossicante e di lavaggio meccanico dell’area
cisto-prostato-uretrale. Ove le condizioni lo consentano
può trovare utilità l’inserimento
in terapia dei prodotti antiossidanti, anti radicalici
ed antiurici indicati nella sezione successiva.
Risolta la fase acuta si dovrà porvvedere
alla terapia ricostitutiva che è da applicare
invece alle altre due forme.
La forma ordinaria
e la cpps dovranno avere un percorso terapeutico
di medio termine (anche se talvolta
sarà prolungato, dalla lunga storia antecedente,
sino ad un biennio) integrato
e ricostitutivo caratterizzato da:
·
terapia immunotissulare (SAT) – l’immunoterapia è basata sulla somministrazione
(per supposte o talvolta per microiniezioni intradermiche
della componente Fab di anticorpi antitissulari
specifici (ottenuti da cavalli opportunamente allevati,
sensibilizzati con estratti da organi suini, i più
simili per composizione a quelli umani) che agiscono
sui tessuti bersaglio riequilibrando la funzione
alterata; lo schema di somministrazione dipende
dalle cause che inducono la prostatite così da agire
sulle diverse componenti siano esse neuroendocrine,
vascolari, prostatiche locali; il trattamento richiede
generalmente almeno 3-6 mesi e le scelte devono
essere eseguite da un andrologo esperto di tale
terapia.
·
terapia antiossidante
ed antiradicali liberi
–
particolarmente utile si sta rivelando, sia dal
punto di vista della riduzione del dolore, che dal
punto di vista del favorire la ricostituzione, l’impiego
di molecole che catturino e neutralizzino l’ossigeno
radicalico e anione iperossido (O˙e O2ˉ)
che sono potentio reattivi infiammatori purtroppo
rilasciati talvolta in eccesso dai normali processi
immunitari e ogni
altro radicale libero prodotto dai processi infiammatori
stessi.
·
terapia antiurica – altrettanto utile si sta dimostrando
l’impiego di molecole che tengano in soluzione l’acido
urico normalmente presente nelle urine, ma che la
retrodiffusione intraprostatica tende a far depositare
in forma di sali di calcio, favorendo la formazioni
di calcificazioni intraprostatiche.
·
terapia
antibiotica – l’impiego degli antibiotici andrà calibrato sulla base degli esiti
della coltura del secreto prostatico e della relativa
sensibilità batterica ad essi: sta tuttavia andando
in discussione la necessità dell’impiego di antibiotico
sempre e comunque in presenza di cariche batteriche
di basso o moderato livello.
·
terapia
naturopatica – la buona funzione prostatica è anche strettamente
dipendente dalle scelte nutrizionali e dallo stile
di vita; scelte nutrizionali errate, quali cibi
troppo elaborati o trattati, alimentazione troppo
rapida e poco digeribile, carente di frutta e verdura
sono spesso alla base della prostatite e della cpps;
uno stile di vita caratterizzato dall’uso eccessivo
o continuo di alcoolici, dal fumo e dall’uso di
droghe di ogni tipo (soprattutto quelle cosidette
ricreative), dallo stress e dal sovraffaticamento
o dall’eccesso di competizione è spesso alla base
della prostatite e della cpps. Entrambi possono
essere coesistenti amplificando i modesti effetti
di parziali condizioni negative. La correzione di
questi due aspetti costituisce la terapia naturopatica
e il riequilibrio nutrizionale associato alla modifica
dello stile di vita spesso è determinante per la
ricostituzione della normale funzione prostatica
e della ripresa della fertilità. Tutte le altre
condizioni patologiche presenti si avvantaggeranno
notevolmente nella loro terapia da tale riequilibrio.
·
Il riequilibrio
nutrizionale comprende:
o
mangiare
cibi freschi e completi, non trattati, di buona digeribilità e senza eccessi,
tra cui frutta (in particolare frutta rossa quali i frutti di bosco o ricca in
vitamina C) e verdura, prodotti da grano integrale, pesce e carne, olio di
oliva extravergine evitare fritti e cibi troppo elaborati o trattati ed
eliminare i cibi che inducono allergie o intolleranze quando queste hanno base
non curabile
o
bere
molta acqua (in media 2-3 litri al giorno) così da mantenere alta la diuresi e
quasi trasparente l’urina (azione depurativa ed idratante)
o
l’uso
degli integratori nutrizionali può essere utile quando l’apporto con
l’alimentazione per ragioni diverse possa essere insufficiente o carente; il
dosaggio deve essere attentamente definito dall’andrologo o da un medico
nutrizionista.
·
L’uso dei fitoterapici può essere utile, ove ben selezionati
ed adeguatamente preparati, per integrare la terapia
principale o per il trattamento di consolidamento
o richiamo quando sia necessario e non sia indispensabile
la terapia principale. E’ importate che i fitoterapici
siano di elevata qualità e di adeguata preparazione.
La scelta e la composizione, il dosaggio devono
essere definiti dall’andrologo o da un medico fitoterapeuta.
Tra i fitoterapici principali per la prostatite
sono impiegabili il ginseng asiatico, la damiana,
la catuaba, il ginko biloba, la muira puama, il
guaranà, la maca, il pygeum africanum.
·
L’attività fisica generale mantiene efficiente il sistema cardiovascolare
e scheletrico-muscolare, concorre al rilassamento
ed al sonno equilibrato, mantiene equilibrato il
peso corporeo ed efficiente la distribuzione energetica
corporea.
·
Gli esercizi di ritonificazione pelvica migliorano
i flussi ematolinfatici dell’area pelvica ed il
tono ed il controllo della muscolatura perineale.
·
L’omeopatia con l’impiego
di specifici preparati definiti per tipo e dosi
di somministrazione da un medico o andrologo omeopata
può essere utile nel trattamento della prostatite
e della cpps, pur spesso richiedendo tempi molto
lunghi.
Le terapie farmacologiche
non ricostitutive sono di tipo puramente
sintomatologico e tendono pertanto alla riduzione
dei sintomi e dei processi infiammatori di vario
livello; comprendono:
·
la terapia alfalitica – tale trattamento parte dal presupposto
che la prostatite e la congestione prostatica siano
connesse e derivanti (non generatrici) dalla difficoltà
di transito dell’urina e dello sperma attraverso
l’uretra ed in particolare l’uretra prostatica (collo
vescicale) per questioni di ipertono della relativa
muscolatura liscia; in realtà la dimostrazione di
tale fatto non è mai stata inequivocabile ed il
trattamento non ha mai dato risultati positivi se
non temporaneamente dal punto di vista della difficoltà
e del dolore minzionale ed ejaculatorio, ma con
la conseguenza di ridurre anche la potenza del getto
urinario e soprattutto ejaculatorio; presumibilmente
l’insuccesso di tale terapia o la scarsa o temporanea
efficacia è prorpio legata al fatto che le difficoltà
sono solo reattive allo stato infiammatorio e relativa
congestione uretrale e che la caduta del tiono indotta
non fa altro che rendere persistenti.
·
terapia
antinfiammatoria – l’impiego dei farmaci antinfiammatori, cortisonici
o di altro tipo, non ha mai dato risultati utili
nello specifico e ha dato modo di manifestare tutti
gli effetti collaterali di questi farmaci a causa
del lungo tempo di somministrazione; talvolta riescono
ad atenuare i fastidi ed i dolori locali o lombari,
ma senza costanza di risultato; spesso indeboliscono
la capacità rettiva locale mantenendo in fatto lo
stato infiammatorio e riducendo la capacità ricostruttiva.
·
la
terapia antiandrogenica – questa estende alla prostatite ed alla cpps
in assenza di adenoma prostatico, i prodotti ad
azione antiandrogenica ed in particolare i bloccanti
della conversione del testosterone a DHT; tale terapia,
di qualche utilità nell’adenoma e nel carcinoma
prostatico, ovvero nelle forme infiammatorie ad
essi connesse, non ha alcuna ragione nelle prostatiti
dell’uomo giovane e comunque in assenza di quelle
due patologie tumorali; peraltro gli effetti collaterali
indotti sulla fertilità e sulla capacità erettiva
sono tanto più importanti quanto più lungo diviene
il epriodo di trattamento e quanto più giovane è
il paziente.
·
la
terapia infiltrativa – caratterizzata dall’iniezione intraprostatica ed
eventualmente periprostatica, con ago ecoguidato
per via transperineale in anestesia locale, di dosi
specifiche di antibiotici ed antinfiammatori con
lo scopo di farli agire in modo mirato nell’ambito
prostatico; il protocollo usuale richiede almeno
tre interventi a distanza di 10-15 giorni tra loro;
gli esiti sulla sintomatologia possono essere favorevoli,
ma non si sono rivelati stabili per l’assenza presumibilmente
di attività ricostitutiva; talvolta (o spesso secondo
le casistiche) vengono indotti danni sia di tipo
meccanico (la pressione di infiltrazione) che di
tipo farmacologico (la diretta tossicità locale
del cocktail dei farmaci impiegati) che riaccentuano
il processo infiammatorio e possono dare danni non
solo alla fertilità ma anche alla capacità erettiva.
La terapia chirurgica
della prostatite – in situazioni
specifiche sono state impiegate metodologie chirurgiche
di trattamento tese a rimuovere o distruggere parte
del tessuto prostatico, ma le conseguenze sulla
ejaculazione e sulla fertilità (nel migliore
dei casi l’ejaculazione retrograda) e sulla
capacità erettiva sono risultate drammatiche
e anche invalidanti per l’attività
sessuale e quindi di relazione. Ovvio che possano
sussistere situazioni particolari in cui non sia
possibile agire diversamente, ma queste debbono
essere valutate con molta attenzione ed avendo tentato
prima ogni altra possibile soluzione; le fondamentali
ragioni di azione chirurgica sono:
·
i danni renali da reflusso ureterale urinario,
spesso connesso ad infezioni persistenti ed intrattabili delle urine
·
la stenosi (rigidità permanente o riduzione del
calibro) dell’uretra prostatica che impedisce il corretto deflusso urinario e
la possibile formazione di calcoli vescicali ed uretrali prossimali
·
gli ascessi intrattabili intraprostatici.
Le principali forme di trattamento chirurgico sono:
·
la TURP (Trans Urethral Resection of Prostate) che
consente di resecare con un apposito strumento introdotto per via uretrale, in
anestesia geenrale o spinale, la parte di tessuto cicatriziale o iperplastico
infiammato e di asportarlo, lasciando poi il lavaggio finale dei residui alla
minzione forzata da una elevata idratazione; le complicazioni operative possono
essere il sanguinamento, il dolore minzionale, le infezioni locali o estese ai
testicoli o alla via urinaria alta che devono essere trattate d’urgenza; il
tempo di guarigione e spesso molto lungo e non sempre completo; la TUIP (Trans
Urethral Incision of Prostate) e la TUILC (Trans UrethralInterstitial Laser
Coagulation) sono tecnologie più avanzate della TURP e meno lesive, che
incidono le pareti dell’uretra prostatica dalla superficie (TUIP) o per
trasmisisone termica sottomucosa (TUILC); tutte le tre tecniche hanno il fine
di ampliare il canale di transito urinario: certamente danno ottimi risultati
per il trattamento delle ostruzioni uretrali da adenoma prostatico e da stenosi
uretrale, ma in assenza di tali problemi non hanno significato nel trattamento
della prostatite anche se diversi centri tendono a proporle.
·
la termoterapia utilizza il principio di distruzione
indotto dalle micro-onde trasmesse da una apposita sonda introdotta per via
rettale o anche uretrale (TUMT: Trans Urethral Microwaves Thermotherapy).
·
la prostatectomia (asportazione della prostata) è un
intervento da riservare solamente a situazioni realmente intrattabili con ogni
altro mezzo per il facilmente comprensibile danno definitivo alla funzione
genitale.
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